Helen Wilson venne violentata e uccisa nel 1985 in Nebraska. Sei innocenti furono condannati, prima che il DNA identificasse il vero assassino oltre vent’anni dopo.
La mattina del 6 febbraio 1985, la sessantottenne Helen Wilson venne trovata morta nel proprio appartamento a Beatrice, in Nebraska. L’autopsia stabilì che era stata violentata e soffocata e gli investigatori trovarono sangue, sperma e capelli sulla scena. Il caso sarebbe diventato uno dei più clamorosi errori giudiziari della storia dello Stato.

Helen Wilson: sei persone condannate per un delitto che non avevano commesso
La prima indagine prese in considerazione Bruce Allen Smith, un uomo che si trovava a Beatrice al momento dell’omicidio. Un confronto delle prove biologiche dell’epoca sembrò però escluderlo e il caso rimase irrisolto.
Nel 1989 l’indagine venne riaperta e si concentrò su Joseph White, Thomas Winslow, Ada JoAnn Taylor, Debra Shelden, James Dean e Kathleen Gonzalez, successivamente conosciuti come i “Beatrice Six”.
Quattro accettarono di dichiararsi colpevoli e testimoniare, Winslow presentò una dichiarazione di no contest, mentre White continuò a proclamarsi innocente e venne condannato da una giuria per omicidio di primo grado. Le successive cause giudiziarie hanno documentato il ruolo di false confessioni e testimonianze costruite durante un’indagine profondamente viziata. Complessivamente i sei trascorsero molti anni in carcere per un crimine al quale non avevano partecipato.
Il DNA rivela il vero assassino
White continuò a chiedere nuovi esami sulle prove biologiche. Nel 2007, la Corte Suprema del Nebraska stabilì che il test del DNA poteva produrre prove scagionanti e ordinò di consentire ulteriori analisi.
I risultati del 2008 esclusero tutti i Beatrice Six. Sangue e sperma recuperati sulla scena vennero invece attribuiti a Bruce Allen Smith, proprio uno dei primi sospettati del 1985. Una nuova indagine concluse che Smith aveva commesso da solo lo stupro e l’omicidio. Era già morto e quindi non poté essere processato.
Le condanne furono annullate e nel 2009 i sei ricevettero il perdono ufficiale dello Stato del Nebraska. Il caso Helen Wilson divenne così non soltanto un omicidio risolto grazie al DNA, ma anche un caso emblematico dei pericoli delle false confessioni e delle indagini condotte partendo da una teoria errata.